ARRESTO PER BANCAROTTA A BOLOGNA – VICENZA RAVENNA MILANO AVVOCATO PENALISTA

ARRESTO PER BANCAROTTA A BOLOGNA – VICENZA RAVENNA MILANO  AVVOCATO PENALISTA

Certo non e’ cosa simpatica essere arrestati, in quanto non si sa quando finisce  la custodia cautelare.

Certo si puo’ andare in carcere per bancarotta  per una pena diventata definitiva ma questo è meno improvviso,

adesso sto scrivendo per la difesa di coloro che a Bologna o Milano e Venezia o Ravenna o Vicenza padova vengono sottoposti a custodia cautelare per ipotesi delittuose di bancarotta fraudolenta.

In questa fase  le esigenze cautelari che portano alla custodia cautelar ein carcre sono comuni agli altri reati

 arresti domiciliari (art. 284 c.p.p.) nella ipotesi “base” prevedono l’obbligo per il soggetto di non allontanarsi dal luogo indicato nel provvedimento; il Giudice può, tuttavia, disporre una modalità più rigida che prevede anche il divieto di comunicazione con le persone diverse da quelle che coabitano o che, comunque, prestano assistenza all’indagato o all’imputato; analogamente, ove l’indagato/imputato non possa provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita, ovvero versi in uno stato di assoluta indigenza, il Giudice può disporre la possibilità di allontanarsi dal luogo per il tempo strettamente necessario a provvedere a tali esigenze, ovvero ad esercitare un’attività lavorativa. In qualunque momento il P.M. o la polizia giudiziaria, anche di iniziativa, può controllare l’osservanza delle prescrizioni imposte. L’imputato

agli arresti domiciliari è considerato in stato di custodia cautelare (di talché potrà commettere il delitto di evasione ex art. 385 c.p. ed il pre-sofferto andrà a decurtare il quantum da scontare in caso di condanna definitiva);

– custodia cautelare in carcere (art. 285 c.p.p.), costituisce la misura massimamente afflittiva; disposizioni particolari sono previste dall’art. 286-bis c.p.p. in caso di persone affette da HIV o, che si trovino, comunque, in situazioni di incompatibilità con lo stato di detenzione;

1. Le misure cautelari sono disposte (:

a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto e attuale pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova ], fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d’ufficio [292]. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell’imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti ;

b) quando l’imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto e attuale pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione (3). Le situazioni di concreto e attuale pericolo non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui si procede;

LE ESIGENZE CAUTELARI COME  VISTO SONO COMUNI AGLI ALTRI REATI: PERICOL OFUGA, PERICOLO INQUINAMENTO DELLA PROVE, PERICOLO REITERAZIONE REATO

CHIAMATEMI SE SIETE FAMIGLIARI DI UNA PERSONA ARRESTATA PER BANCAROTTA  IO SONO DISPONIBILE A VALUTARE LA DIFESA

In tema di misure cautelari personali, il pericolo per l’acquisizione o la genuinità della prova, richiesto dall’art. 274 lett. a) cod. proc. pen., per l’applicazione delle stesse, deve essere concreto e va identificato in tutte quelle situazioni dalle quali sia possibile desumere, secondo la regola dell'”id quod plerumque accidit”, che l’indagato possa realmente turbare il processo formativo della prova, ostacolandone la ricerca o inquinando le relative fonti. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione delle esigenze cautelari fondata sul persistente inserimento dell’indagato nell’amministrazione comunale nella quale i reati erano stati commessi e dei conseguenti rapporti con altri soggetti presenti nell’organigramma dell’ente, aventi la veste di persone informate sui fatti).

E legittima l’adozione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con l’obbligo di soggiorno nei confronti di persona già sottoposta al divieto, disposto dal questore, ai sensi dell’art. 6, comma quinto, della legge 13 dicembre 1989, n. 401, di accedere a manifestazioni sportive, con relativo obbligo di presentazione personale all’autorità di polizia in occasione degli incontri di calcio (DASPO), in quanto si tratta di misure differenti che non si sovrappongono. In tema di presupposti per l’applicazione delle misure cautelari personali, il requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato, introdotto nell’art. 274, lett. c), cod. proc. pen. dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, non richiede la previsione di una specifica occasione per delinquere, ma una valutazione prognostica fondata su elementi concreti, idonei a dar conto della effettività del pericolo di concretizzazione dei rischi che la misura cautelare è chiamata a realizzare. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto esente da censure l’impugnata ordinanza del tribunale del riesame, che, nel confermare la misura custodiale disposta dal G.I.P. nei confronti dell’indagato per fatti di furto in abitazione, aveva argomentato l’attualità del pericolo di recidiva – nonostante la confessione resa e l’emergenza di un solo lontano precedente – dalla particolare spregiudicatezza dimostrata dal medesimo, sfuggito alla cattura in occasione della perpetrazione del primo furto e nondimeno pronto, a distanza soltanto di qualche giorno, a commetterne un altro).

In tema di misure cautelari, il requisito della attualità del pericolo di fuga di cui all’art. 274, comma primo, lettera b), cod. proc. pen. (nel testo modificato dalla legge n. 47 del 2015), richiede la formulazione di un giudizio prognostico in base al quale ritenere, senza il ricorso a formule astratte e non verificabili in concreto, che sia imminente la sottrazione dell’indagato al processo e, in caso di condanna, alla irrogazione della pena. (In applicazione del principio, la S.C.ha censurato l’ordinanza che aveva desunto il pericolo di fuga di una cittadina rumena principalmente dalla sua facilità di spostamento all’estero, laddove dagli atti risultava che la stessa si era limitata ad attivarsi per il trasferimento presso la nazione di provenienza dei profitti illecitamente conseguiti).

In tema di esigenze cautelari, il requisito dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato, introdotto all’art. 274, comma primo, lett. c), cod. proc. pen., dalla legge 16 aprile 2015, n. 47, impone la previsione, in termini di alta probabilità, che all’imputato si presenti effettivamente un’occasione per compiere ulteriori delitti della stessa specie, e la relativa prognosi comporta la valutazione, attraverso la disamina della fattispecie concreta, della permanenza della situazione di fatto che ha reso possibile o, comunque, agevolato la commissione del delitto per il quale si procede, mentre, nelle ipotesi in cui tale preliminare valutazione sia preclusa, in ragione delle peculiarità del caso di specie, il giudizio sulla sussistenza dell’esigenza cautelare deve fondarsi su elementi concreti – e non congetturali – rivelatori di una continuità ed effettività del pericolo di reiterazione, attualizzata al momento della adozione della misura, e idonei a dar conto della continuità del “periculum libertatis” nella sua dimensione temporale, da apprezzarsi sulla base della vicinanza ai fatti in cui si è manifestata la potenzialità criminale dell’indagato, ovvero della presenza di elementi indicativi dell’effettività di un concreto ed attuale pericolo di reiterazione.